Per Teknet
Ho rifatto la home di Aluberg. Non per rubartelo: per farti vedere come puoi farlo tu.
A parole non convinco nessuno, me compreso: per questo, invece di raccontarti come lavoro, ho rifatto una pagina che conosci bene.
Aluberg non sa niente di questa pagina: nessuno l’ha contattata.
Il sito di Aluberg che porta il vostro «Powered by» è del 2018: Joomla, un tema YOOtheme, una home in cinque lingue con gli hreflang impostati bene, e soprattutto il vostro servizio fotografico. Le bobine in macchina, la linea nella luce rossa, i blister e le capsule da vicino: un’industria che di solito si racconta con le foto di repertorio ha le sue, e sono belle. Ed è un sito ancora vivo: Aluberg ci pubblica notizie di continuo, l’ultima a settembre, dalle fiere al PFAS, e tiene aggiornati i documenti, fino al rapporto di sostenibilità del 2025.
Sono partito da lì: le foto, i fatti e le frasi vengono tutti dal sito di oggi, «Keep your product safe» compresa. I testi nuovi, titoli, etichette e qualche frase, stanno in un elenco, da far approvare al cliente se la usate. Quello che è invecchiato non è l’idea, è la tecnica di allora.
Il prima e il dopo, dal telefono


Su PageSpeed (Lighthouse, dal telefono)
Lo strumento di Google che rifai in un minuto su PageSpeed Insights, col profilo del telefono. La rete e il processore lenti li ricava con un calcolo, invece di rallentarli davvero: per questo i suoi secondi somigliano a quelli della rete lenta qui sotto. Due passaggi: del sito di oggi tengo il migliore, dell’anteprima il peggiore.
- Il voto delle prestazioni
- 96 su 100invece di 62
- La prima schermata (LCP)
- 2,6 sinvece di 7,2 s
- L’accessibilità
- 100 su 100invece di 84
Con la sonda, in una rete rallentata davvero
Apre la pagina come un telefono senza cache, col processore lento e la rete di un 4G, o di una rete lenta: tre giri, e la mediana. Il peso e le richieste li conta lei.
- La prima schermata (LCP), in 4G
- 0,8 sinvece di 2,4 s
- La stessa, in una rete lenta
- 1,7 sinvece di 9,5 s
- Il peso al primo caricamento
- 371 KBinvece di 1,7 MB
- Le richieste ad altri siti
- 0invece di 13
Che cosa legge Google
Lette nel codice della pagina, quella di oggi e quella rifatta.
- Il titolo
- «Aluminium foil and laminates for pharma and food packaging | Aluberg»invece di «Aluberg»
- La descrizione e il titolo principale
- ci sono, con le parole del mestiereinvece di nessuna descrizione e nessun h1
- I dati strutturati
- l’azienda, con sede, telefono, partita IVA e le cinque famiglieinvece di niente
- L’anteprima del link
- la bobina, su WhatsApp e LinkedIninvece di un rettangolo vuoto
Misurato il 25/10/2026 dalle 9:39 alle 9:45, sul sito di oggi e sull’anteprima pubblicata, uno dopo l’altro. I numeri di PageSpeed li rifai in un minuto; quelli della sonda, a occhio, dal tuo telefono.
Che cosa ho cambiato, e perché
Il vostro shooting, in primo piano
La bobina d’alluminio in macchina era una delle tre foto del vostro slider (la terza, dopo i blister e il nastro che scorre): qui è diventata l’apertura, a tutto schermo e viva, con la luce che la percorre come se girasse. Le foto più forti, la linea rossa, il laboratorio, il magazzino, oggi stanno nelle pagine interne: qui arrivano in home, grandi, da bordo a bordo.
Dalla bobina alla dose
Subito sotto l’apertura, scorrendo, la loro bobina in 3D si svolge, il nastro passa sotto la luce rossa della linea e si posa sotto un blister, che resta sigillato. È «Keep your product safe» vissuto invece che detto, con le loro frasi in tre didascalie e i colori delle loro foto. E non costa niente a chi arriva: la prima schermata è la foto ferma della bobina, il 3D (circa 190 KB compressi) si scarica solo dopo il primo gesto, e chi ha chiesto meno movimento al telefono vede la loro foto della linea con le tre didascalie.
Google che capisce chi sono
Oggi Google legge una parola, «Aluberg», e nessun titolo principale. Qui la pagina ha un titolo e una descrizione con le parole con cui li cerca un buyer, «Keep your product safe.» come titolo principale, i dati dell’azienda per Google e l’anteprima del link con la loro bobina.
Il settore in un tocco
Chi arriva cerca la sua applicazione: farmaceutico, latticini, formaggi, vino o caffè. Le cinque famiglie arrivano dopo la scena della bobina, e il secondo tasto dell’apertura, «Find your application», ci porta in un tocco. Ognuna ha la sua linguetta rossa, quella che sulle loro porzioni di formaggio serve ad aprire: la tiri e trovi il loro elenco tecnico, parola per parola. È l’unico rosso della pagina, e vuol dire una cosa sola: qui si apre.
Un chilo, sentito invece che detto
In una delle loro notizie scrivono che con un chilo del loro alluminio si fanno 2.000 blister, cioè 12.000 dosi. Nella pagina c’è un blister disegnato in scala, 70 x 100 come nella loro notizia: tieni premuto e la dose spinge il foglio finché lo rompe. Il foglio cede solo a una spinta voluta, ed è la loro promessa, provata col pollice prima di leggerla. È il principio con cui lavoro, feel, don’t tell.
I documenti, in pagina
Le schede tecniche, il DMF, la ISO 15378 e la valutazione sulle nitrosammine sono la cosa più concreta del sito, e oggi stanno in una pagina a parte, tre tocchi dal telefono (il menu, Documents, il PDF). Qui le certificazioni sono in pagina, ognuna a un tocco dal suo PDF, e il cassetto dei trenta documenti si apre dalla home, anche dal telefono, dove un ufficio qualità li cerca davvero.
La velocità
Niente jQuery, niente slider, niente richieste ad altri siti: le foto nelle misure che servono a ogni schermo, i caratteri serviti dal sito stesso. Per questo la pagina pesa poco più di un quinto di prima, si vede subito anche dalla rete di una fiera, e non chiede il consenso a nessun cookie perché non ne usa.
La cura che non si vede
Testi a contrasto pieno, ogni link col suo nome per chi usa un lettore di schermo, i comandi grandi abbastanza per il pollice, le email leggibili anche senza JavaScript. Correggendo, ho messo in un elenco per il cliente qualche refuso dei testi inglesi.
Due cose, intanto, si sistemano già domattina anche sul sito di oggi, senza aspettare il resto: il titolo della home, che oggi è la sola parola «Aluberg», con una descrizione accanto; e l’immagine dell’anteprima del link, così incollato su WhatsApp o LinkedIn mostra la bobina invece di un rettangolo vuoto.
Quanto tempo, e con che cosa
Un’ora e un quarto: dal 25/10/2026 alle 8:25 alla pubblicazione, alle 9:39. L’ha costruita un agente di intelligenza artificiale (Claude) che lavora con Linus, il metodo con cui lavoro: prima ha studiato e misurato il sito di oggi, poi ha scritto l’analisi e il progetto, poi le prove. Un secondo agente, che fa da regia per me, ha giudicato le prove sugli scatti prima che la pagina si vestisse; un terzo, che non l’ha costruita, l’ha collaudata e ha riletto ogni fatto sulla fonte. Il mio lavoro sta nel metodo che seguono. Il lavoro ha coperto la home, in inglese come il sito di oggi: il resto è nell’elenco qui sotto.
Next.js, pubblicata su Vercel: nessun tema, nessun plugin, nessuna richiesta ad altri siti dentro la pagina. Se la pagina va online, si aggiunge il gestore dei contenuti: Aluberg cambia da sé testi, notizie, fiere e documenti dalla pagina stessa, senza chiamare nessuno. In questa anteprima non c’è. Il tempo vero, adesso, sta nelle decisioni: che cosa deve sentire chi arriva, che cosa togliere, che cosa appartiene soltanto a loro.
Che cosa puoi portare ad Aluberg
- La home e le cinque pagine delle applicazioni rifatte così, nelle cinque lingue che hanno già, con le pagine interne collegate lingua per lingua (oggi gli hreflang ci sono solo nella home).
- Un video loro di venti secondi sulla linea, muto, per l’apertura: oggi in home c’è un servizio del telegiornale, che per l’apertura di un sito va chiesto a chi l’ha girato.
- Le notizie e le fiere che già scrivono, pubblicate da loro dalla pagina in pochi minuti, in tutte le lingue.
- Una pagina per l’ufficio qualità: schede tecniche, certificati e dichiarazioni cercabili per prodotto.
- Le parole del loro mestiere su Google, con una pagina per applicazione e per lingua: blister lidding, cold form, coperchi per capsule.
Se vuoi vedere come si lavora così
Giovedì 29 ottobre, dalle 14 alle 17, sono alla 24ORE Business School di Milano con le agenzie, insieme a Marco Santonocito, che costruisce prodotti digitali. Organizza Alleniamo Imprese, la scuola ci ospita.
Il programma del pomeriggio (si apre in un’altra scheda)
Federico Vitiello
Alleniamo Imprese: formazione sull’intelligenza artificiale per le imprese